LUOGHI DI ECCELLENZA

LA CASCATA DEL TOCE

 

FRI cascata-toce

La Cascata del Toce (1675 m), definita la più bella e la più impressionante di tutte le Alpi, ha un salto di 143 m su un reclinamento roccioso di 200 m con un fiocco d’acqua alla base di 60 m; attualmente è aperta in estate a fini turistici, mentre diversamente le sue acque vengono utilizzate per la produzione idroelettrica. In cima alla cascata, vi è lo storico albergo (1863) che visse la bell’epoque del turismo alpino di inizio secolo.

La cascata separa l’abitato sparso di Formazza dalla parte alta della valle dominata da montagne coperte dai ghiacciai: l'Arbola, l'Hosandhorn o Punta del Sabbione, il Blinnenhorn, il Basodino. Oltre la cascata, la strada prosegue fino alla piana di Riale, da dove inizia a destra la sterrata per il lago di Valtoggia (facili escursioni al lago Kastel, ai laghi del Boden, al Passo San Giacomo e in Valrossa).

Da Riale la strada sale al Lago di Morasco da dove iniziano i sentieri per i rifugi alti ai bordi dei ghiacciai, per la valle di Nefelgiù e per il vallone di Bettelmatt e il valico del Gries.

 

 

 

 

 

 

 

IL LAGO MAGGIORE

 

FRI lago maggiore

 L’Eden d’Italia per l’inglese John Ruskin. E Stendhal invitava a vendere la camicia per visitare quattro luoghi della bell’Italia: fra questi il Lago Maggiore (gli altri erano il Vesuvio, il Vaticano e la chiesa di S. Croce a Firenze). Sono giudizi di intenditori. 

Quasi un angolo di Mediterraneo nella possente muraglia ghiacciata dell’arco alpino. La grande bellezza del paesaggio, il clima mite, la varietà degli ambienti e l’armonia della natura hanno fatto, fin dal secolo scorso, delle rive del Lago Maggiore un luogo eletto per riposanti soggiorni della borghesia europea. E passaggio obbligato dei romantici nord europei lungo il “viaggio in Italia”. L’Ottocento sul Lago Maggiore, anche grazie all’apertura della strada napoleonica del Sempione, fu l’epoca dei grandi alberghi e delle sontuose ville circondate da parchi lussureggianti. Tra il 1859 e il 1862 fu costruito il Grand Hotel des Iles Borromées che visse negli anni ‘20 il periodo di massimo splendore. Le grandi ville signorili e i parchi grandiosi accompagnarono la crescita del turismo nella seconda metà dell’800 (Villa Pallavicino 1855, Villa Taranto 1875, Villa S. Remigio 1916, e l’infinita schiera di ville nascoste nel verde tra Ghiffa e Cannero). La mitezza del clima permise fin dall’Alto Medioevo la coltura dell’ulivo (imponenti ulivi secolari si incontrano attorno a Cannero), le limonaie e gli aranceti. Perla del Lago Maggiore è il Golfo Borromeo, che ha origine dove il fiume Toce sfocia nel lago. L’armonia di storia, arte e natura trova eccellenza nelle isole (Isola Madre, Isola Pescatori e Isola Bella). Mete ambite del grande turismo internazionale.

  

 

 

IL MONTE ROSA

 

FRI monte rosa

Il Monte Rosa è un nodo orografico fondamentale della catena alpina, grandioso pilastro d’angolo dove la catena cessa di correre ad est e piega decisamente a nord. Visibile dalla pianura padana e dall’Appennino, il Monboso delle carte medievali è diventato Monte Rosa dal toponimo valdostano roisa col significato generico di ghiacciaio. 

Il versante orientale del Monte Rosa, la seconda montagna d’Europa, è formata da una imponente parete larga tre chilometri e alta 2.500 m. E’ la più grande parete delle Alpi e l’unica di dimensioni himalayane. La parete è leggermente concava e in cresta si articola nelle quattro punte del Monte Rosa: Ghifetti (4554 m), Zumstein (4563 m), Dufour (4634), Nordend (4609 m). Due possenti crestoni rocciosi delimitano la parete a nord e a sud: la Cresta di S. Caterina e il Crestone Signal.

La Est del Rosa è un terreno formidabile che da un secolo cattura l’attenzione dell’alpinismo internazionale. Su di essa sono stati tracciati una ventina di itinerari con numerose varianti, molti mai ripetuti (e oggi non ripetibili per le mutate condizioni ambientali della montagna). Tutti, benché generalmente senza elevatissime difficoltà tecniche, richiedono alte prestazioni atletiche, sicura esperienza alpinistica e condizioni ambientali ottimali. Un banco di prova per il grande alpinismo classico. Anche e soprattutto uno scenario grandioso dove cogliere la potenza della natura.


 


IL MOTTARONE

 

FRI Tra2laghi 9aIl Mottarone è una straordinaria vetta panoramica da cui guardare la bellezza della nostra terra. Modesta per la quota, sfiora i 1.500 m, ed emblematica delle trasformazione delle Alpi oggi. Il panorama offerto dalla vetta è straordinario: a nord il massiccio del Monte Rosa, le Alpi Pennine e i giganti del Vallese; con un effetto zoom, abbassando lo sguardo, la Val d’Ossola penetra sinuosa i contrafforti alpini minori e si individua la Val Grande; a sud lo sguardo si perde nella pianura infinita e nelle macchie delle città; poi i laghi, dalla vetta se ne vedono sei, ma soprattutto si abbracciano con un unico colpo d’occhio il Maggiore e l’Orta.

 

 








IL PARCO NAZIONALE VAL GRANDE

 

FRI valgrande

La Val Grande: ultimo paradiso, cuore selvaggio delle Alpi, eden perduto, regno di aquile e vipere, giungla amazzonica, santuario della natura. Le definizioni si sprecano. Cos’è la Val Grande ? E’ una valle di montagna, fra il Lago Maggiore e le Alpi Lepontine, dove da 40 anni l’uomo ha cessato di vivere e operare e l’ambiente naturale ha ripreso ad evolversi liberamente. A meno di 100 chilometri da Milano, in una delle aree più densamente popolate d’Europa. 

Due i valori ambientali della Val Grande: uno naturalistico e uno storico-antropologico. Un ambiente naturale in cui piante e animali vivono e si riproducono liberamente su montagne coperte da boschi infiniti. Uno straordinario museo a cielo aperto in cui conoscere e capire una civiltà montana che si è sviluppata in lunghi secoli di lavoro in uno dei luoghi più impervi e inospitali delle Alpi. Essendo un territorio montuoso, una valle chiusa accessibile solo attraverso valichi alti, in Val Grande si va a piedi. Bisogna camminare.

In Val Grande non si corre. Essa offre l’opportunità di riscoprire un’etica del camminare. Lentamente, al ritmo delle montagne. Una diversa dimensione del tempo e delle distanze che, in Val Grande, non si misurano in chilometri, ma in ore di fatica.

 

 

 

 

 

LE PRATERIE DI VEGLIA E DEVERO

 

FRI praterie veglia devero

Il Parco Naturale Veglia Devero offre un ambiente alpino dolce e austero: dolce nelle praterie ondulate d'alta quota e austero nella severità delle grandi montagne e nelle immense giogaie battute dal vento.

E' un ambiente per l'uomo, risultato del lavoro di infinite generazioni di montanari. Sui terrazzi morenici, caldi e soleggiati, si stendono i pascoli alti dove nell'estate piena pascolano libere le mandrie.

Le baite e le stalle, grigie come le rocce, si confondono con le montagne. Veglia, l'alpe della luce per la dimensione solare dei suoi pascoli, e Devero, l'alpe del sorriso per la vitale dolcezza di alberi e fiori, offrono oggi tante occasioni di avventure escursionistiche in un ambiente naturale tra i più belli delle Alpi.

E' un territorio prezioso per l'escursionismo moderno, impegnato a leggere il grande libro della natura e i segni storici che l'uomo vi ha scritto. 

 

 

 

 

 

 

 

LA CIVILTA' WALSER

 

FRI walser

Il mondo dei Walser abita il cuore dell’Europa alpina. Nel VCO sono colonie walser Campello Monti, Ornavasso, Macugnaga, Agaro, Salecchio e Formazza. Ma anche Simplon Dorf nella valle del Sempione e Bosco Gurin in Canton Ticino. 

La civiltà dei walser si è formata in un ambiente dominato da coordinate verticali e modellato nell'aria rarefatta delle altezze dalla volontà tenace di un piccolo popolo di colonizzatori. Il regno dei Walser è la montagna, la testata delle valli alpine chiuse dai ghiacciai.

Le loro case e fienili sono il risultato di un sapiente adattamento al severo ambiente dell'alta montagna e, oltre il limite della vegetazione, sono "le più vicine al cielo".